Dal declino alla vitalità: la nuova era dell’invecchiamento, una una nuova formula per misurarlo

Entro il 2029 più di 1,4 miliardi di persone avranno superato i sessant’anni, circa un sesto della popolazione mondiale. Un dato che porta con sé un interrogativo fondamentale: questi anni extra significano davvero una vita più sana o solo un prolungamento della fase di declino?

Tradizionalmente la qualità della longevità è stata misurata con l’healthspan, cioè il numero di anni vissuti senza malattie croniche. Eppure i dati non sono incoraggianti: secondo uno studio della Mayo Clinic su 183 Paesi, tra il 2000 e il 2019 l’aspettativa di vita è aumentata di 6,5 anni, ma l’healthspan solo di 5,4, ampliando il divario tra vita e salute.
Negli Stati Uniti la forbice è di 12,4 anni, nel Regno Unito di 11,3. Tuttavia, come sottolinea John Beard, professore di gerontologia alla Columbia University, una diagnosi non descrive necessariamente quanto bene una persona viva la propria quotidianità.

Per questo nel 2015 l’OMS ha introdotto il concetto di capacità intrinseca, che misura non solo l’assenza di malattie ma la possibilità di condurre una vita soddisfacente in base ai propri valori. Si valuta in cinque aree: mobilità, funzioni cognitive, vista e udito, benessere psicologico e vitalità.
Applicando questo approccio a grandi studi longitudinali inglesi e cinesi, i ricercatori hanno scoperto che chi è nato nel 1950 a 68 anni possiede una capacità intrinseca migliore di quella che aveva a 62 anni chi era nato nel 1940. In pratica, i 70 di oggi somigliano ai 50 di ieri.

Alimentazione più equilibrata, istruzione, cure mediche avanzate e stili di vita complessivamente più sani hanno innalzato il livello massimo di capacità intrinseca, che si raggiunge intorno ai 30 anni. Questo fenomeno ha portato a una compressione della morbidità: malattie e disabilità tendono a concentrarsi negli ultimi anni di vita, anziché accompagnare le persone per decenni.

Non è però scontato che i progressi continuino. Le generazioni successive al 1950 rischiano di pagare il prezzo di obesità crescente, sedentarietà e inquinamento. Per questo molti studiosi parlano dei nati negli anni ’50 come della possibile “generazione d’oro” della longevità.
L’OMS invita a proteggere e rafforzare questi guadagni con esercizio regolare, dieta bilanciata, controllo del peso, stop al fumo e gestione dello stress. Come ricorda Yuka Sumi, responsabile del programma ICOPE: “Molti vedono gli anziani come fragili e dipendenti, ma oggi sono sempre più attivi e rappresentano una risorsa preziosa per la società”.